"Nessun rap di strada, nessuna roba pop" - Umse a colloquio

Umse si può definire senza problemi un veterano. Già 12 anni fa il ragazzo di Ratingen ha pubblicato la sua prima EP. Con "Durch die Wolkendecke" esce ora il 28.09. il suo nuovo album.
Umse. A colloquio.

Da più di un decennio al mic, Umse è per molti un MC della buona vecchia scuola. Un rapper che non si adula ai trend e ai numeri di click. Per cui la costanza e l'arte sembrano più importanti del successo rapido e del vile denaro.
"'Durch Die Wolkendecke' prosegue questo percorso in modo coerente e mostra al tempo stesso nuovi impulsi e prospettive. Il titolo suggerisce già che si va in una direzione più cupa e più riflessiva; ma sta anche simbolicamente per: sky is the limit. Questo limite per il grown-man-rapper non è raggiunto neanche lontanamente: non è né un oldschooler rimasto indietro né un mumble-rapper con la faccia tatuata, e comunque il suo trademark-sound senza paraocchi e ricco di sample fruttifica nel qui e ora."
Abbiamo parlato con il 35enne MC della nascita del suo nuovo album, che ha mandato in viaggio lui e il suo amico produttore e back-up-MC di lunga data Deckah, dello status quo della scena rap tedesca e del suo amore per le SB Dunk.

"Rap di strada, roba pop e autotune non rientrano nella nostra immagine sonora."
La tua musica è stata da sempre vista come "controprogetto" ai trend attuali - e negli anni ce ne sono stati parecchi. Come ti poni rispetto a questo?
"Controprogetto" non è una parola negativa. La mia musica è appunto semplicemente un po' particolare e in certi aspetti naturalmente anche contraria a quello che viene rilasciato in questo momento o già da tempo. Non faccio appunto né rap di strada, né "roba pop" e nemmeno l'autotune rientra nella nostra immagine sonora. Questo però allo stesso tempo non significa che io non trovi buone queste cose in sé.
Come ti poni per il resto rispetto alla scena rap attuale?
Seguo tutto così di sfuggita. Non aiuterà nessuno se ora nomino per esempio J. Cole, ma mi piace decisamente anche il sound più nuovo in cui comunque si rappa a un livello alto. Mi impressiona come sempre Roc Marciano, sono sempre contento quando Evidence fa qualcosa di nuovo o o... Per il resto faccio già io stesso abbastanza musica attivamente, non devo ascoltare costantemente qualcosa di nuovo in materia di rap.
Il tuo nuovo release "Durch die Wolkendecke" è vicino alla pubblicazione. Che cosa possono aspettarsi i fan e gli ascoltatori?
Umse-sound ora nella migliore qualità, dato che il nostro co-producer "Croup" ha fatto un lavoro perfetto in materia di mixing e mastering. Il sound spinge in modo estremo. Ho cercato di realizzare ognuna delle dodici canzoni in modo diverso, per cui l'immagine sonora complessiva alla fine dovrebbe essere completamente coerente. Abbiamo solo un cantante e un rap-feature sul disco e per ulteriore varietà hanno poi provveduto diverse strutture di beat di Deckah e mie e ho cambiato il mio stile di rap qua e là in base al beat. Ogni track ha per tipo un ritornello diverso, i temi sono in parte più personali di prima, il soul gioca ancora sempre un grande ruolo. Penso che chi ci apprezzava già prima non cambierà ora niente in questo, piuttosto ancora più gente noterà che qui sta succedendo qualcosa di buono.
Come si può immaginare la nascita di un nuovo release? Tu e Deckah siete comunque in qualche modo anche una crew, giusto?
È esatto. Quando vogliamo fare un nuovo disco, di solito partiamo prima. In realtà non importa dove, l'importante è da qualche parte isolati, dove non facciamo niente se non goderci la natura, girare in giro, stare in giro e parallelamente elaborare schizzi. Con quel vibe torniamo poi e lavoriamo in studio finché a un certo punto un nuovo disco è finito. Croup finalizza poi infine ogni track finché tutto è al posto giusto.

"Portare il cappellino è una questione di abitudine."
Come trovi ancora ispirazione dopo tutti questi anni e canzoni?
Si può fare così tanto e appunto è anche semplicemente divertente. A questo si aggiunge la curiosità. Ci vivo appunto anche, quindi cerco di tenere la bilancia tra divertimento e serietà. Ci sono up e down, a volte va perfettamente, a volte meno. Se di tanto in tanto prendo anche distanza dalla cosa e non lascio arrivare al punto che mi annoi, allora a mia sensazione faccio di solito tutto giusto e nascono buone canzoni.
"Wenn die Ferne ruft" si chiama una delle tue nuove canzoni. Quali 5 oggetti porteresti su un'isola deserta?
Domande del genere non mi piacciono.
Allora parliamo del tuo style. Stilisticamente stai per giovanile, con il cappellino, ispirato allo skateboard...
Porto appunto di solito un cappellino. Pura questione di abitudine. Da 20 anni ho in realtà uno stile che si è sempre solo leggermente modificato ovvero migliorato. Non vado mai completamente con il trend, ma se qualcosa mi piace, allora viene integrato in modo discreto nello style esistente. Più volentieri porto una t-shirt bianca o nera, jeans, sneaker, cappellino, fatto. Sempre discreto e non vistoso.
Ti ricordi ancora la tua prima sneaker?
Che le scarpe giocassero un ruolo è iniziato a 13 o 14 anni. All'epoca ero ancora grande fan del basket e a un certo punto volevo avere scarpe Jordan, ma non chiedermi quale modello fosse. Era ancora il periodo della paghetta. Credo che sia iniziato contemporaneamente con Airwalk e Vans e poi è andata avanti con le scarpe da skate finché grandi marchi come Nike sono entrati in gioco e il termine "sneaker" è diventato solo gradualmente comune. Per lungo tempo ho avuto sempre solo due o tre paia di scarpe e solo quando ho guadagnato meglio ho iniziato a comprare in quel senso più di quanto mi serva.

"La dipendenza dal collezionismo è pericolosa!"
Ti definiresti uno "sneakerhead" o c'è stato un periodo nella tua vita in cui ti sarei definito così?
Non sono decisamente uno sneakerhead! Per due o tre anni ho fatto un film sulla Dunk Low di Nike SB, finché a un certo punto avevo 20 versioni diverse di un modello di scarpa. Grazie a Dio è passato e la mia selezione è di nuovo più contenuta e soprattutto ora più varia. Lì si può davvero sviluppare una dipendenza dal collezionismo... È pericoloso! (ride)
Quale sneaker è quindi la tua alltime-favorite? Immagino qualcosa dalla linea Nike SB, giusto?
Esatto. La Nike SB Dunk Low Cali. Ci sono naturalmente diverse buone ciabatte, ma quella è al primo posto.
E quali tre sneaker indossi al momento più spesso?
Porto molto la Nike Air Max 1, perché quella va sempre ed è comodissima. Le Vans ATCQ Slides, quando il tempo lo permette. E c'è anche la Nike SB Dunk Low Hemp del 2003, perché è semplicemente diversa e super comoda.
E quale scarpa funziona meglio per te on-stage?
Tutte le scarpe che possiedo funzionano per quello! Scarpa è scarpa.
Umse online:
www.instagram.com/umse_official
photos: Robert Winter